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Da Sezze alla tua tavola: intervista ad Ascenzo sull’agricoltura nell’Agro Pontino, tra ieri e oggi

29/04/2026
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  • azienda agro pontino
Foto di un signore con baffi e cappello seduto al tavolo con alberi sullo sfondo e bicchieri sul tavolo
Foto di un signore con baffi e cappello seduto al tavolo con alberi sullo sfondo

Ascenzo Bottoni

Ho lavorato 60 anni in campagna.

A parlare è Ascenzo Bottoni, l’anima storica della nostra azienda agricola.

66 anni a maggio e una vita con le mani nella terra, ci ha raccontato qualcosa su come, un piccolo sogno famigliare nato quattro generazioni fa, sia ancora qui: con un e-commerce che consegna a Roma e anche in tutta Italia e un lavoro agricolo che procede nonostante le difficoltà. Dalle fatiche della raccolta a mano fino a oggi, ecco il racconto di un’agricoltura che cambia, ma che non tradisce mai le sue radici.

L’agricoltura di una volta: quando si iniziava a sei anni

Ascenzo, hai passato una vita tra i campi. Se chiudi gli occhi e pensi a quando eri piccolo, cos’è la prima cosa che è cambiata nel modo di fare agricoltura?

È cambiato tutto. Io ho iniziato a sei anni: a sei anni già si andava a fare i lavoretti, ti portavano già a riunire le gregne [fasci di spighe di grano mietute a mano che vengono legati insieme e lasciati temporaneamente nel campo ad asciugare]. C’era una macchina mietitrice che faceva delle fascine e pure i bambini prendevano queste fascine, che non erano pesanti ma ingombranti, e le portavano al mucchio. Facevamo le gasole che erano un insieme di fascine e grano e dopo arrivava la trebbia a prenderle.

La trebbia che si spostava era una cosa grande: prima, appena dopo la bonifica, c’era solo la trebbia a fermo che faceva questi lavori. Quando nel 1965/1966 è arrivata questa trebbia che si spostava eravamo diventati moderni. Poi tra il 1975 e il 1980 arrivò anche la mietitrebbia: da allora a oggi c’è stata poca evoluzione del meccanismo. Certo, le hanno fatte sempre più grandi, però il metodo resta sempre quello: mieteva, tagliava e faceva il grano. Diciamo che dalla fine della guerra fino agli anni Settanta c’è stata un’evoluzione in campagna enorme.

A sei anni si faceva quello. E si piantavano i pomodori per le varie aziende che c’erano: aziende piccole e grandi, anche multinazionali. E il pomodoro che si piantava moltissimo era un prodotto eccezionale perché raccolto a mano: raccolto a mano il prodotto è tutta un’altra storia in confronto a ora che c’è la raccolta meccanica.

Le estati torride e l’oro verde di Sezze

Parliamo della raccolta del pomodoro e dei prodotti che hanno fatto la storia di queste terre.

La raccolta del pomodoro veniva fatta in estate: i bambini non andavano a scuola, non si andava al mare e quindi tutti a raccogliere il pomodoro: piccoli, grandi, basta che erano capaci a prendere il rosso e a metterlo dentro la cassetta. Chi per gioco, chi per lavoro, erano tutti idonei! Anche le vecchiette che ce la facevano ad abbassarsi lo facevano: si lavorava fino all’una, perché l’estate era torrida ma non arrivavamo ai 40° come adesso; intorno alle due si pranzava, si faceva il riposino e poi si ricominciava alle quattro fino a che non diventava buio; quindi si andava avanti fino alle otto e mezza di sera.

Poi c’era il lavoro del fagiolo secco e il borlotto dagli anni Settanta ai Novanta: io stesso ne ho portato tanto al nord di borlotto rampicante. Sono stati 20 anni d’oro dei legumi a Sezze e in quegli anni c’era anche il cetriolo che veniva portato in Germania: veniva messo nelle reti, si portava alla stazione di Sezze, si caricavano dei vagoni e, via binario, arrivava in Germania.

Negli anni Sessanta si cominciò anche con i cocomeri: erano cocomeri eccezionali! Il sapore di oggi non ha niente a che vedere col sapore che avevamo ai tempi di quando ero bambino.

Poi si coltivava l’erba per le mucche: tutte le case che erano in campagna avevano le mucche perché con quattro mucche e altre cose si viveva bene.

L’economia si vedeva proprio crescere a vista d’occhio: con l’acquisto di terreni si formavano aziende sempre più grandi. Era un segno di felicità per la famiglia che cresceva: si mangiava soprattutto quello che si produceva e si acquistava pochissimo dai camioncini alimentari che passavano in campagna.

Nel 1989 iniziammo poi con la IV Gamma [frutta e verdura fresche che vengono lavorate per essere confezionate e pronte per il consumo]: usavamo il garage di casa, era rivestito con piastrelle. Nel 1990, visto che facevamo un discreto lavoro, decidemmo di costruire un magazzino adibito, lo stesso nel quale ancora siamo. Lavoravamo molto con Cirio e il lavoro cresceva sempre di più anche con la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) fino al 2010, l’anno della grande crisi che ha visto il fallimento di moltissime aziende che servivamo. Fu un periodo difficilissimo: nel 2011 abbiamo dovuto fermarci con la grande distribuzione e decidemmo di dedicarci al Km zero andando a fare i mercati. Andai anche a lavorare per un anno in Romania come consulente.

La sfida del mercato oggi: produrre di più, ma con meno margine

Come vedi la differenza di produzione rispetto a quando si faceva tutto a mano?

Quando si lavorava prima si produceva di meno però c’era anche più ritorno, più guadagno rispetto a ora dove si produce di più ma hai meno margine. Sicuramente ci siamo dovuti adattare.

Fino agli anni 70/80 stavamo bene. Poi c’è stata una crisi del prodotto agricolo industriale: la crisi del pomodoro che non era più redditizio (quindi abbiamo cominciato a costruire le serre per coltivare quello da mensa anziché quello dell’industria) e la crisi della barbabietola da zucchero che abbiamo smesso di coltivare (prima nel piantavamo tantissima). Piantavamo anche il grano Strampelli, un grano molto innovativo.

Dagli anni Novanta c’è stato un cambiamento anche nella coltivazione del carciofo romanesco: la resa era minore e gli è stato dato sempre meno spazio. Per me dipende dal consumo che è cambiato, dal clima e soprattutto dall’inquinamento.

Si aumentava intanto la produzione di insalate, abbiamo iniziato a piantare le zucche e le varie brassicacee.

E poi è arrivata la crisi negli anni Novanta

Sì, poi è arrivata la crisi negli anni Novanta ma soprattutto quella dal 2000 in poi, dal 2008 al 2010.  C’era stata una crisi mondiale, noi eravamo già in crisi e quel crollo ci ha colpito proprio duramente.

È in quel momento che si passa alla vendita a Km zero: vengono aperti i farmer market proprio per cercare di dare più redditività alle aziende agricole che erano in crisi.

Nelle zone dove si esporta la crisi ha colpito meno: in questa zona nostra, dove non possiamo coltivare quei prodotti da esportazione che vogliono un terreno sabbioso, siamo stati più penalizzati e spesso produciamo molto alcuni articoli e questa produzione alta lascia margine minore.

Ecco perché l’informatizzazione in campagna ci aiuterebbe: grazie alle statistiche potremmo capire quali ortaggi piantare e quanti ettari nei vari periodi dell’anno: non sapere, ci fa sbagliare tante cose. Si investe molto per fare una piantazione e se fai tanti errori alla fine l’azienda non ce la fa.

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La dispensa di fiducia: perché scegliamo prodotti di altri partner

I clienti amano i vostri prodotti. Ma sappiamo che la terra ha i suoi ritmi e non può dare tutto, sempre. Come spieghi a un cliente la scelta di inserire nello shop prodotti locali scelti che non provengono direttamente dai vostri terreni?

I clienti sono abituati ad avere una grande scelta quindi abbiamo cominciato ad acquistare da aziende limitrofe e produttori locali (qualcosa, poco, anche da fuori regione). Sono aziende selezionate da me personalmente quindi il cliente ha la sicurezza massima: come ha un prodotto ottimo coltivato da me, ha anche un prodotto ottimo delle aziende che seleziono. C’è un controllo mio, personale, sulla coltivazione: faccio anche consulenze su come coltivare i prodotti.

La garanzia di Ascenzo

Ogni prodotto che non nasce nei nostri campi viene seguito, controllato e approvato personalmente da Ascenzo, che mette a disposizione degli altri produttori la sua esperienza di 60 anni.

Scopri tutte le bontà del nostro shop

Il valore della famiglia rispetto al supermercato

La Società agricola Agropontino è cresciuta tanto, ma rimane un’azienda di famiglia. Qual è il "valore aggiunto" che un cliente riceve comprando da una famiglia e non da un grande supermercato?

Per dare un prodotto ottimo come sapore noi non guardiamo mai alla resa in quintali del prodotto ma guardiamo al sapore. Quella è stata sempre una mia prerogativa: piace anche a me mangiare saporito, quindi il sapore è stato sempre importantissimo.

Il pomodoro San Marzano per esempio: ho fatto un sacco di ricerca per trovare quella varietà e infatti è veramente ottimo e i clienti lo hanno apprezzato moltissimo.

Ora sto provando anche a fare un prodotto ottimo con i cetriolini.

Un bilancio di una vita tra i campi

Che bilancio dai a una vita passata con le mani nella terra?

Tutta la vita l’ho dedicata all’agricoltura. Pensavo, negli anni Novanta, che sarebbe andata sempre meglio. Invece i costi sono aumentati, il potere d’acquisto delle pensioni è diminuito così come la redditività. Mi piaceva quando venivano a caricarsi i carciofi da Velletri direttamente qui in campagna; poi li andavano a vendere a Roma e guadagnavamo tutti.
Fu un bel periodo quello: si instaurarono molte amicizie che ci sono ancora. Facevamo tante carcioffolate [i carciofi alla matticella] la sera quando venivano a prendere i carciofi: erano gli anni Ottanta, un periodo d’oro di crescita per tutti che seguiva a un periodo di povertà che aveva caratterizzato gli anni Sessanta.

Oggi c’è molta più tecnologia, abbiamo pure il negozio online ma si fa molta più fatica però in fondo ne è valsa la pena.

Alla fine di questa chiacchierata, seduti tra gli ulivi, quello che rimane è la certezza di portare in tavola qualcosa che fa bene. La serenità che, dietro quello che puoi acquistare su www.aziendaagropontino.com, c’è l’esperienza agricola di Ascenzo a fare da garanzia.

Noi ci auguriamo che questo viaggio nel tempo ti abbia fatto sentire tutta la passione e tutto il lavoro che c’è dietro ogni spesa che fai. Mentre noi continuiamo a prenderci cura della terra e dei suoi frutti, tu puoi scegliere i tuoi preferiti qui.

Buona spesa
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